Una lingua davvero per tutti (quella del diritto) di Federigo Bambi 02 aprile 2024 L’accademico Federigo Bambi invita a riflettere sulla pratica della scrittura del diritto.

 

Aprile 2024

In uno scritto di qualche tempo fa Piero Fiorelli, decano dell’Accademia che tra qualche giorno d’aprile festeggerà il suo centunesimo operosissimo anno di vita, commentava un sonetto caudato del Bronzino, il celebre pittore fiorentino del Cinquecento, abile a dedicarsi anche a espressioni letterarie:

 

Sonetto in forma di scritta

 

 

    Io Agnolo di Cosimo, chiamato
il Bronzin, dipintore, fo fede, ch’io
e Alessandro Davanzati – Dio
gli perdoni – restammo già in Mercato
Nuovo, che quando io era sfaccendato
gli facessi un bel quadro; e eziandio,
ch’e’ mi contò dieci scudi del mio
terreno, a lire sette per ducato,
tutto a buon conto, e lire trentadua
pagò per noi a monn’Antonia, ch’era
già nostra serva; ed hollo creditore
di tutto a un mio libro. E quella sua
pittura è mezza fatta, e quando intera-
mente sarà fornita e ’l compratore
verrà, suo debitore
mi chiamo, per pagargli senz’alcuna
eccezione, a chi mi fia per una
volta ordinato; e niuna
obbligazione intendo aver, se none
come quella ch’io ebbi col Fiandrone
– buona memoria –; e buone
farò le centodua lire a quel tale
che m’imporranno i Sei o l’Uffiziale
di mercanzia; se vale
o varrà più la mia pittura, intero
sarà il resto. E per fede del vero
così confesso e spero
pagare al tempo. E così di mia mano
ho fatto questa scritta, sponte e sano,
in questo dì, che siano
a’ ventun di dicembre nel cinquanta-
quattro in Firenze. Trentadua e settanta
fa centodua, e tanta
è la somma ch’io debbo a lui o a’ sua
eredi o altri tali……………………………..102.

 

La forma è quella di un sonetto, se pure “caudato” (cioè con l’aggiunta, alla fine della seconda terzina, di ulteriori terzine, aperte da un settenario e non da un endecasillabo), ma il contenuto è un contratto d’opera e un riconoscimento di debito. Si tratta una scritta, una “scrittura privata” con la quale il pittore riconosce un’obbligazione assunta nei confronti del suo amico Alessandro Davanzati, detto il Fiandrone, ora morto: s’era impegnato a dipingere per l’amico un bel quadro, quando fosse stato libero da altri lavori; e l’amico gli aveva anticipato dieci scudi a titolo d’acconto (pagando una parte del prezzo di un terreno che il Bronzino aveva acquistato) e poi altre trentadue lire che il Davanzati aveva pagato direttamente a monna Antonia per saldare un debito del dipintore; siccome la “pittura è mezza fatta”, ma certo non può più essere consegnata al committente, il Bronzino si impegna a pagare la somma complessivamente ricevuta, cioè centodue lire, agli eredi del Fiandrone, una volta che il quadro sia terminato e poi venduto; se dalla vendita si ricaverà di più, il resto rimarrà al Bronzino.

Singolare coincidenza tra lingua poetica e lingua giuridica, una sorta di paradosso per noi uomini d’oggi: la lingua giuridica nel 1554 poteva vestirsi tecnicamente di poesia con rispetto delle forme metriche e delle rime – senza far dispetto né alle lettere né al diritto – e comunicare con facilità non solo ai giuristi. È “una lingua che cinque secoli fa riusciva naturale usare così parlando come scrivendo, così in famiglia come in tribunale, e che senza perdere naturalezza poteva lasciarsi rielaborare nelle forme e nei metri di una poesia regolare”. Oggi si potrebbe fare lo stesso?

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FONTE

https://accademiadellacrusca.it/

 

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